Tempi di trasferimento: il mio nuovo sito

trasferimento

Mi sono trasferita su http://www.alessiamendozzi.it

Alla fine mi sono decisa: ho comprato il dominio. Ci pensavo già da un po’ di tempo e così eccomi qua, intenta a trasferire il tutto nel mio nuovo sito http://www.alessiamendozzi.it
C’è ancora tutto da sistemare, riordinare, catalogare. Insomma, è un vero e proprio cantiere. Ma da oggi in poi mi trovate lì e con questo post volevo avvisarvi. Ci vediamo di là.🙂

Alessia

Di leggende islandesi e dolci ipercalorici: pregustando gli ástarpungar

Se viaggi con un’amica vegetariana e stai per visitare un luogo dove i piatti tipici sono quasi tutti a base di carne e pesce, o ripieghi sulle ricette internazionali oppure ti butti sui dolci. E chi siamo noi per non assaporare le prelibatezze dolciarie islandesi?

Così ho scoperto gli ástarpungar. Si tratta di frittelle a forma di palline, facili da preparare e fatte con ingredienti semplici facilmente reperibili anche da noi. Se la curiosità si è impossessata di voi, insieme all’acquolina, potete consultare la ricetta completa a questo link.

Ovviamente non vedo l’ora di mangiarli, alla faccia della leggerezza e di qualsiasi dieta. Quando bisogna sacrificarsi in nome dei viaggi e del cibo, non mi tiro indietro. Ma a parte questo, mi sono chiesta se il nome di questi deliziosi dolcetti avesse un significato particolare e ciò che ho scoperto è andato ben oltre ogni semplice storia che rimandi a una tradizione.

A quanto pare il nome ástarpungar significa ‘palle d’amore’ o ‘palle dell’amante’ e la leggenda sulla loro origine è legata a una storia decisamente non a lieto fine. Che tu da un dolce non te l’aspetti. Volete conoscerla? Allora non dovete far altro che leggerla qui. Io nel frattempo prendo il lato buono della faccenda e provo a rifare queste meraviglie a casa. E buon appetito!

Il Brennivín, la morte nera made in Islanda

Siamo a novembre inoltrato, man mano le ore di luce diminuiscono e le temperature si abbassano. Mi sono chiesta diverse volte come gli islandesi affrontino i periodi più freddi dell’anno. L’alcool è una risposta che scatta in automatico, ma c’è qualcosa di tipico che si beve in quella terra? La curiosità si è concretizzata in una ricerca in cui ho scoperto un liquore prodotto e fabbricato nella terra di ghiaccio e fuoco: il Brennivín.

Si tratta della bevanda tradizionale della festa di metà inverno di Þorrablót che è il nome del mese di Þorri nel calendario islandese, mese che va da metà gennaio a metà febbraio. Ok, mi sono portata avanti con i tempi e questa cosa del calendario islandese la voglio approfondire in un post futuro, ma tornando al Brennivín ho scoperto che è composto da grano fermentato o purè di patate e che è aromatizzato principalmente con il cumino. Leggi il resto di questa voce

Islandese for dummies. Parte I. Diamo i numeri

photo: CherryX

photo: CherryX

Il minimo che si possa fare quando si decide di intraprendere un viaggio importante in un luogo dove si parla una lingua differente, è studiarsi qualcosa di quella lingua. Non è che si pretenda tanto, quantomeno il minimo indispensabile, utile sia per comprendere meglio le indicazioni che si troveranno sia per approfondire un po’ di più la cultura del luogo stesso. Se poi una delle vostre compagne di viaggio è un’appassionata linguista di professione traduttrice, beh a quel punto non avete scampo. La propensione allo studio della lingua avverrà praticamente per una sorta di osmosi.

Si, va bene, ma io sono ignorante in lingue, quel po’ che sapevo l’ho dimenticato. Mea culpa, è una delle mie peggiori lacune a cui ho promesso di porre rimedio. Giurin giurello. Quindi ora da dove inizio? Boh, proverò partendo dall’abc, dalle cose più semplici. Tipo i numeri. Da 0 a 10, come si dicono? Leggi il resto di questa voce

Di inarrivabile malinconia e raccoglimento autunnale. Le Living Room Songs di Ólafur Arnalds

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L’autunno è arrivato, almeno qui da me. Vi confesso che si tratta della mia stagione preferita, piena di creatività e cose deliziose che amo particolarmente vivere: i suoi colori, le parole che evoca – su tutte, una che adoro è ‘tepore’ -, le zuppe di legumi e cereali, il piacere della lettura quando fuori piove e, soprattutto, la sua inarrivabile malinconia.

Da sempre la parola ‘malinconia’ viene intesa in un’accezione negativa, descritta come qualcosa di triste, struggente, deprimente, lugubre. Per me è molto più di questo. La malinconia nasconde una bellezza che il più delle volte non si coglie, quell’aspetto decadente che, a ben guardare, non è altro che l’inizio di una futura rinascita.

Non solo. Rappresenta anche un’opportunità unica per raccogliersi, meditare e ascoltarsi, immergendosi in profondità riflessive che, con altri stati d’animo, difficilmente si riescono a raggiungere. Ma forse è questo che mette tristezza… la paura di ascoltarsi, di restare in silenzio, scavando dentro noi stessi. Leggi il resto di questa voce

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